Tuesday, April 29, 2008

Che cos'è l'Angelicum?: Comunicazioni del Rettore


Il compito di ogni università consiste nella ricerca e nell’insegnamento. La ricerca e l’insegnamento nelle università ecclesiastiche riguardano la Sacra Dottrina e le scienze ad essa connesse. In quanto università ecclesiastica domenicana, la ricerca e l’insegnamento nella nostra università della Sacra Dottrina e delle scienze ad essa connesse, si inseriscono nella missione intellettuale dell’Ordine dei Predicatori. Dalla fondazione del nostro Ordine, lo studio è stato visto come una componente essenziale della nostra missione di evangelizzazione.

Lo studio nella nostra università non è inteso, prima di tutto, come un tipo d'apprendistato in ordine ad una professione. Il nostro studio è, prima d'ogni cosa, in ordine ad una missione, quella di annunciare la parola di Dio, la Buona Novella, che ha come scopo principale la salvezza delle anime. I docenti svolgono la loro ricerca per conoscere meglio il mistero di Dio, e insegnano la verità scoperta nella loro ricerca per far conoscere meglio il mistero di Dio ai loro studenti. L’insegnamento, poi, ha come scopo quello di preparare uomini e donne sacerdoti, religiosi e religiose, laici e laiche che continuino nel tempo la missione d'evangelizzazione, che è propria della Chiesa. Secondo san Tommaso, patrono della nostra università, la conoscenza di Dio aumenta la nostra devozione a Dio [cf S.Th. II-II, q. 82, a. 3, ad 3um], cioè rafforza la nostra fede, carità e speranza in Lui.

Seguendo san Tommaso cerchiamo l’armonia tra la fede e la ragione nella ricerca della verità sul mistero di Dio. Alla ragione appartengono non solo la filosofia, ma anche altre scienze come le scienze umanistiche, sociali e naturali, che ci danno uno sguardo sulla condizione umana e la nostra posizione nel creato. La ragione, privata dall’apporto delle verità rivelate, rischia di perdere di vista l’assoluto che è il fondamento d'ogni cosa. La fede, privata dalla ragione, rischia di sottolineare il sentimento e l’esperienza col pericolo di non essere più una proposta universale. È illusorio pensare che la fede, dinanzi ad una ragione debole, abbia maggior incisività. Al contrario, essa cade nel grave pericolo di essere ridotta a mito o superstizione [cf. Giovanni Paolo II, Fides et Ratio, 1998, n. 48].

La verità raggiunta attraverso lo studio sarà sicuramente occasione di grande soddisfazione, specialmente quando quella verità incide sugli uomini e sulle donne del nostro tempo. La verità diventa occasione di gaudium et spes. Ma allo stesso tempo la ricerca della verità può essere anche l’occasione di lacrime e paura [luctus et angor]. Nella ricerca della verità siamo chiamati ad affrontare problemi che assillano gli uomini e le donne d'oggi, altrimenti il nostro insegnamento non inciderà sul loro rapporto con gli altri nella società e con Dio. Chi è impegnato nella ricerca della verità, non può non rimanere commosso dalle condizioni in cui versa buona parte dell’umanità, ed è chiamato ad offrire un messaggio di speranza a tutti costoro che, come cristiani, sentiamo non solo soci, compagni, ma fratelli, perché figli di uno stesso Padre.

È anche occasione di lacrime e paura quando la verità potrebbe sembrare irraggiungibile. C’è, infatti, il pericolo di lasciarsi sopraffare da un certo pessimismo intellettuale di fronte a posizioni relativistiche che negano la possibilità di conoscere verità universali e assolute. Il conoscere umano diventa scienza o sapienza quando scopre tali verità. Scrive Giovanni Paolo II nell’enciclica Fides et Ratio: “Di per sé, ogni verità anche parziale, se è realmente verità, si presenta come universale. Ciò che è vero, deve essere vero per tutti e per sempre. Oltre a quest'universalità, tuttavia, l’uomo cerca un assoluto che sia capace di dare risposta e significato a tutta la sua ricerca: qualcosa d'ultimo, che si ponga come fondamento d'ogni cosa. In altre parole, egli cerca una spiegazione definitiva, un valore supremo, oltre il quale non possono esserci interrogativi o rimandi ulteriori„ [n. 27].

La ricerca della verità può essere ostacolata anche dalla mancanza di dialogo. Per impegnarsi nel dialogo alla scoperta della verità è necessaria una certa convinzione della propria posizione, ma altresì un’apertura ad ascoltare gli altri, chiunque essi siano. Il nostro patrono, san Tommaso, come del resto anche il suo maestro e nostro compatrono sant’Alberto Magno, era uno che cercava la verità dialogando non solo con esponenti della fede cristiana, ma anche con esponenti della cultura ebraica [Maimonides], della cultura araba [Alfarabi e Avicenna], e della cultura greca [Aristotele]. La chiusura al dialogo con chi la pensa diversamente, spinge spesso a posizioni fondamentalistiche. Il fondamentalismo promuove valori assoluti, ma promuove solo i valori della propria convinzione e si trasforma così in vuota ideologia che perde di vista la centralità della persona umana.

Anche nella riflessione alla luce della ragione di coloro che ignorano il soprannaturale, spesso ha si incontrano germi di pensiero, che, se approfonditi e sviluppati con rettitudine di mente e di cuore, possono far scoprire il cammino della verità. La Fides et Ratio allude ad esempio alle approfondite analisi sulla percezione e l’esperienza, sull’immaginario e l’inconscio, sulla personalità e l’intersoggetività, sulla libertà e i valori, sul tempo e la storia, e sulla morte [n. 48]. Il Concilio Vaticano II, nella Dichiarazione su “Le relazioni della Chiesa con le Religioni non-cristiane,„ Nostra Aetate [28 ottobre 1965], ammette che in queste religioni ci possono essere elementi di verità e di santità che la Chiesa non rigetta. E vede nel dialogo con esponenti di queste religioni l’opportunità di proclamare il Vangelo.

In questo contesto vogliamo situare il nostro impegno accademico, il lavoro infaticabile, molte volte nascosto, soggetto alle tante limitazioni dovute alla nostra umanità, di tanti docenti e studenti che attraverso lo studio s’impegnano in prima persona, animati dalla carità, nel dare il loro contributo all’edificazione di quella civiltà dell’amore alla quale ci hanno richiamato insistentemente gli ultimi Pontefici.

Rev. P. Joseph AGIUS, O.P.

Rettore Magnifico

Chi siamo?

Il seguente segmento diritto Trust in the Power of Truth ("Confida nel potere della verità") presenta il patrimonio spirituale e la missione dell'Angelicum nella Chiesa contemporanea (circa 2000-2001).