Thursday, May 28, 2009

La Santa Sede e gli Stati dell'Europa post-comunista



From Radio Vatican Newsletter from 27th May 2009.

E' il tema del convegno tenutosi oggi presso la Pontificia Università Angelicum di Roma. Dopo la caduta del muro di Berlino - si legge nel comunicato dell'Ateneo - la politica della Santa Sede si è rivolta con grande energia alla ricostruzione di relazioni diplomatiche e alla stipula di accordi. Gli eventi del 1989 - si sottolinea nel testo - hanno richiesto un enorme lavoro di ricucitura delle relazioni diplomatiche, deteriorate a causa delle politiche autoritarie attuate dai regimi comunisti e della dura repressione nei confronti delle comunità cattoliche.

Nel corso del convegno, il cardinale Angelo Sodano, già segretario di Stato, ha ricordato la durissima repressione attuata dal regime comunista: "La scoperta documentata di milioni di morti - ha affermato il porporato - scosse dolorosamente coloro che avevano creduto nell'ideologia marxista". Uno dei più noti storici dell'Urss, Roy Medvedev - ha ricordato il cardinale Angelo Sodano - già nel febbraio del 1989 parlava di 40 milioni di vittime di Stalin nell'allora Unione Sovietica. Fra di loro molti furono perseguitati solo a causa della loro fede". Gli accordi stipulati dalla Santa Sede, essendo ispirati ai principi fondamentali della dignità e della liberta della persona non hanno valenza solo in riferimento alle comunità cattoliche ma rappresentano un contributo al progresso globale delle popolazioni. Significativo in questa prospettiva il caso della Bosnia ed Erzegovina, presentato nella sua relazione da monsignor Pietro Parolin, della Segreteria di Stato. La Bosnia ed Erzegovina costituisce oggi un modello interessante non soltanto per quanto riguarda i rapporto Stato-Chiesa, ma anche per il tema del dialogo interreligioso: “I croati per lo più sono cattolici – ha ricordato mons. Parolin – i serbi sono ortodossi e i bosniaci sono musulmani”. “Per il principio di eguaglianza dei tre popoli costitutivi – ha concluso Parolin - proprio dalla dimensione internazionale dell’Accordo di Base con la Santa Sede vengono comunque ulteriori garanzie per tutte le comunità religiose del Paese, ed anche per gli accordi che verranno stipulati con esse, perché comunque anche questi saranno connessi con il nostro accordo”. Gli accordi internazionali, del resto, contribuiscono al progresso di un Paese perché introducono una visione giuridica che supera quelle nazionali, a volte parziali e strumentali. “La stipula del Concordato fra Santa Sede e Stato polacco – ha detto Hanna Suchocka, ambasciatrice di Polonia presso la Santa Sede – ha avuto soprattutto il significato di agganciare il Paese a principi giuridici sovranazionali basati su valori universalmente riconosciuti”. (A.L.)