Thursday, January 28, 2010

Benedetto XVI ricorda San Tommaso d'Aquino: fede e ragione ci mostrano che Dio è Amore


Oggi dunque, la Chiesa celebra la memoria di San Tommaso D’Aquino, grande teologo e filosofo del 1200, che ha cercato di presentare in modo organico le ragioni della fede cristiana.

Siate “sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi”: Tommaso d’Aquino, nella sua vita, ha cercato di seguire l’invito di San Pietro. La fede non è irragionevole, anzi – afferma Benedetto XVI – è l’opzione più razionale, più bella e più integralmente umana. In un tempo in cui la ragione sembra sempre più debole, incapace di andare oltre ciò che è verificabile nell’esperimento, San Tommaso – rileva il Papa - ci indica la strada per ridargli forza:


“Secondo il pensiero di San Tommaso, la ragione umana, per così dire, ‘respira’: si muove, cioè, in un orizzonte ampio, aperto, dove può esprimere il meglio di sé. Quando invece l'uomo si riduce a pensare soltanto ad oggetti materiali e sperimentabili e si chiude ai grandi interrogativi sulla vita, su se stesso e su Dio, si impoverisce”. (Angelus del 28 gennaio 2007)


Fede e ragione - afferma San Tommaso - sono necessarie a raggiungere la verità:


“Quando è autentica la fede cristiana non mortifica la libertà e la ragione umana; ed allora, perché fede e ragione devono avere paura l'una dell'altra, se incontrandosi e dialogando possono esprimersi al meglio? La fede suppone la ragione e la perfeziona, e la ragione, illuminata dalla fede, trova la forza per elevarsi alla conoscenza di Dio e delle realtà spirituali. La ragione umana non perde nulla aprendosi ai contenuti di fede, anzi, questi richiedono la sua libera e consapevole adesione”. (Angelus del 28 gennaio 2007)


La ragione ultima della fede cristiana – sottolinea San Tommaso - è che Dio è Amore e l’amore è l’unica cosa che dà senso pieno alla vita perché l'uomo è fatto per amare. Solo chi ama, conosce veramente. Poco prima di morire l’Aquinate vive un’esperienza mistica, appena un piccolo assaggio dell’amore di Dio, che gli fa esclamare, quando tutta l’Europa inneggia alla sua grandezza: “Tutto quello che ho scritto è solo paglia! Un semplice atto di amore merita la vita eterna”.

Il Doctor Angelicus et communis, è un modello sempre attuale a cui ispirare l’azione e il dialogo delle Accademie Pontificie con le diverse culture. Egli, infatti, riuscì ad instaurare un confronto fruttuoso sia con il pensiero arabo, sia con quello ebraico del suo tempo, e, facendo tesoro della tradizione filosofica greca, produsse una straordinaria sintesi teologica, armonizzando pienamente la ragione e la fede. Egli lasciò già nei suoi contemporanei un ricordo profondo e indelebile, proprio per la straordinaria finezza e acutezza della sua intelligenza e la grandezza e originalità del suo genio, oltre che per la luminosa santità della vita. Il suo primo biografo, Guglielmo da Tocco, sottolinea la straordinaria e pervasiva originalità pedagogica di San Tommaso, con espressioni che possono ispirare anche le vostre azioni: Frà Tommaso – egli scrive - “nelle sue lezioni introduceva nuovi articoli, risolveva le questioni in un modo nuovo e più chiaro con nuovi argomenti. Di conseguenza, coloro che lo ascoltavano insegnare tesi nuove e trattarle con metodo nuovo, non potevano dubitare che Dio l’avesse illuminato con una luce nuova: infatti, si possono mai insegnare o scrivere opinioni nuove, se non si è ricevuta da Dio una ispirazione nuova?” (Vita Sancti Thomae Aquinatis, in Fontes Vitae S. Thomae Aquinatis notis historicis et criticis illustrati, ed. D. Prümmer M.-H. Laurent, Tolosa, s.d., fasc. 2, p. 81).

Il pensiero e la testimonianza di San Tommaso d’Aquino ci suggeriscono di studiare con grande attenzione i problemi emergenti per offrire risposte adeguate e creative. Fiduciosi nella possibilità della “ragione umana”, nella piena fedeltà all’immutabile depositum fidei, occorre – come fece il “Doctor Communis” – attingere sempre alle ricchezze della Tradizione, nella costante ricerca della “verità delle cose” ( DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AI PARTECIPANTI ALLA XIV SEDUTA PUBBLICA DELLE PONTIFICIE ACCADEMIE, Giovedì, 28 gennaio 2010).