Thursday, February 11, 2010

A vent'anni dalla morte del grande teologo domenicano Marie-Dominique Chenu


Padre Chenu e il medioevo di Tommaso
di Inos Biffi

Marie-Dominique Chenu, OP (1895-1990): "Uno dei principali medievisti del suo tempo", secondo la definizione di Louis-Jacques Bataillon, il presidente della Commissione Leonina, da poco scomparso. Noi possiamo aggiungere: il principale storico della teologia medievale scolastica dei secoli xii e xiii e lo studioso più innovatore del "Tommaso della storia", ossia di un Tommaso che non è - come annotava Yves Congar - "senza padre, senza madre, senza genealogia", ma trova la sua identità e originalità nella cultura del suo tempo. E, infatti, le ricerche di padre Chenu sulla teologia medievale, e in particolare su Tommaso d'Aquino, si mossero esattamente nella convinzione di un inscindibile rapporto tra la figura della teologia e le "congiunture" - come egli le chiamava, forse un poco abusando del termine - nelle quali essa nasceva e si elaborava. "Il medievismo di Chenu - lo rileva ancora padre Bataillon - è quello di un uomo visceralmente teologo, di un teologo che ha compreso, contro la maggior parte dei tomisti del tempo, che non si può cogliere una dottrina, per alta che sia, nella sua vitalità propria, se non la si colloca nel contesto in cui è nata".

Ricordiamo le tappe principali della sua vita: nato a Soisy-sur-Seine il 6 gennaio 1895, nel 1913 entra dai Domenicani, a Le Saulchoir, presso Tournai (Kain-La-Tombe), attratto dalla "vita domenicana come tale", e dall'"ideale evangelico" che fu proprio dei Mendicanti. Dal 1914 al 1920 Chenu compie i suoi studi a Roma, all'Angelicum, e sotto la guida del padre Réginald Garrigou-Lagrange (1877-1964) redige la tesi di lettorato dal titolo De contemplatione, che il relatore giudica ottima, con la nota che il suo autore rivela una "profonda conoscenza della dottrina di san Tommaso sulla natura della contemplazione", anche se non manca il significativo invito "a non allargare storicamente la ricerca". Chenu dirà: "Non tanto amavo la storia come un mestiere, ma sentivo che la Parola di Dio è nella storia, e che entrare nella storia è un mezzo per raggiungere la Parola di Dio. Ora questo modo di pensare, a Roma, era considerato come sospetto di razionalismo".

Egli riconoscerà d'avere sentito il fascino di Garrigou-Lagrange, d'avere ricevuto da lui "il fecondissimo capitale di una grande teologia della fede", ma non accoglierà l'invito del relatore, che lo aveva caro, a restare all'Angelicum come suo collaboratore: cosa che "il Padre - affermava Chenu - non mi ha perdonato". Preferì tornare a Le Saulchoir, un "laboratorio di ricerca", dove si troverà "come un pesce nell'acqua" - affermerà: "È là che io sono nato" -, incominciando a insegnarvi "storia delle dottrine" (non "storia dei dogmi"), e dove si svolse la sua fervida attività di ricercatore e di scrittore.

Il 1937 segna una data importante nella vita di padre Chenu. È l'anno della pubblicazione di una plaquette dal titolo Une école de théologie. Le Saulchoir, in cui esponeva - come egli afferma - "le nostre idee sul metodo storico". L'opuscolo suscita inquietudini a Roma, e particolarmente all'Angelicum e in Garrigou-Lagrange, e viene ritirato dalla circolazione. La reazione giunge al culmine con la messa all'Indice, il 4 febbraio 1942, del petit livre di Chenu, che subito si sottomette, senza nascondere l'amarezza che lo tocca - come scrive a Gilson - "fin nel profondo del cuore". Le accuse erano che deprezzava il valore della ragione teologica in teologia, discreditava la Scolastica e il suo carattere speculativo e quindi diminuiva il suo carattere scientifico: accuse sostanzialmente infondate.

Sulla vicenda padre Chenu è tornato più volte. Egli - tra l'altro - dichiarò di averne appreso per radio la notizia. Dopo la condanna del 1942, Chenu lascia la reggenza e l'insegnamento di Le Saulchoir, ed è assegnato al convento parigino di Saint-Jacques, dal quale è allontanato nel febbraio del 1954, per l'"esilio" di Rouen, a motivo della sua implicazione nella questione dei preti operai. Torna a Parigi definitivamente nel giugno 1962.

Dal settembre al dicembre 1962 prende parte al concilio come teologo del vescovo di Antsirabé (Madagascar). Particolarmente la Gaudium et spes risente dell'influsso della teologia della incarnazione, della creazione, della praxis, della storia, di Chenu. Gli anni dal 1966 al 1990 sono trascorsi nel convento di Saint-Jacques, a Parigi, distinti sempre dalla vivacità mentale e dalla fraterna disponibilità. Secondo la testimonianza di Congar: "Il Padre Chenu è rimasto se stesso, meravigliosamente libero, vivo, risvegliatore di idee, aperto all'amicizia e fraterno, attraverso le prove che non gli sono state risparmiate". Muore l'11 febbraio 1990 e i suoi funerali sono tenuti a Notre Dame.

Più volte Chenu ha illustrato il senso e il fondamento dell'applicazione de la méthode historique allo studio della teologia medievale e in particolare: "La rivelazione - egli scriveva - si inserisce nel tempo" e "la teologia non è che la fede solidale col tempo". Ora, "a Le Saulchoir decidemmo, intorno agli anni 1920-1930, di studiare l'opera di san Tommaso d'Aquino in base alle possibilità - tecniche e spirituali - del metodo storico", d'altronde come padre Lagrange lo applicava alla Scrittura e padre Pierre-Marie Mandonnet (1858-1936) alla storia. Nacquero, su queste premesse, le grandi opere di argomento medievale di Chenu o i suoi saggi, che portano sempre l'impronta inconfondibile della sua chiarezza espressiva, dell'esuberanza del suo stile, della perspicuità e finezza del suo giudizio.

Ricordiamo: La théologie comme science au xiii siècle, nata come corso di introduzione alla teologia sulla base della prima questione della Summa Theologiae, studiata storicamente e non soltanto quale elaborazione speculativa; l'Introduction à l'étude de saint Thomas d'Aquin, frutto dell'insegnamento tenuto dal 1930 al 1950 in cui san Tommaso è colto nella sua "relazione con il contesto culturale vivo in cui era sorto e in cui si erano determinate le sue opzioni e scelte dottrinali": "Veder nascere e lavorare un maestro in teologia - osservava Chenu - è un grande spettacolo", precisando: "Inutile aggiungere che questa coerenza non comporta affatto il relativismo che la maldestrezza degli uni o degli altri ne hanno talora dedotto. Per il fatto di essere iscritta nel tempo, la verità non è meno vera".

Ecco, poi, La théologie au douzième siècle: "un livre perpétuel" (Alain Boureau), "uno dei più bei libri e forse il più bel libro sul medioevo" (Sofia Vanni Rovighi). Lo compongono diversi saggi raccolti su sollecitazione di Étienne Gilson, che a sua volta lo definisce "un'opera veramente nuova", in cui è messo in luce "il tessuto mentale e culturale", o la "mentalità" operante nel secolo XII.

Difficilmente si legge questo meraviglioso libro senza gustarlo e senza essere iniziati allo spirito e alla qualità degli studi di Chenu, e alla intelligenza interiore del medioevo.

Possiamo anche ricordare tre finissimi volumetti: St. Thomas d'Aquin et la théologie: un gioiello, del quale ancora la Sofia Vanni Rovighi diceva: "Pochi libri giovano quanto questo a far capire il pensiero di san Tommaso"; La théologie est-elle une science?: un profilo penetrante e vivace della figura della teologia e sul senso della sua "scientificità". L'éveil de la coscience dans la civilisation médiévale, che mostra brillantemente il sorgere e l'imporsi, nel loro contesto storico, della consapevolezza e della dignità del soggetto, o il risvegliarsi della coscienza come tratto caratteristico della civiltà dei secoli xii-xiii.

Lo Chenu che resiste e resisterà al tempo sarà indubbiamente lo Chenu medievista, che, pur con i limiti e le critiche che non hanno mancato di essere segnalati, ha impresso una svolta nel metodo e nei risultati degli studi sulla teologia e più in generale sulla cultura medievale. Meno invece - mi sembra - hanno resistito e resisteranno gli scritti venuti dalla fervida sensibilità di Chenu ai cosiddetti "segni dei tempi".

Étienne Gilson, che nel 1967 aveva manifestato tutto il suo disagio postconciliare ne Les tribulations de Sophie, in quegli anni scriveva a Chenu con parole molto crude: "Non posso impedirmi di pensare che, del prete che borbotta oggi parole vaghe, e di me che credo ancora che Hoc est corpus meum, io sono probabilmente il solo nel cui cuore sia presente la fede in una pura e semplice Transustanziazione". E, ancora: "Non comprendo più nulla di quello che avviene nella Chiesa. Il nostro amico P. Congar mi pare balbetti davanti a un muro e non sono neppure sicuro di capire tutto quello che voi stesso dite. Mi ricordo solo di aver profetizzato, come l'Asina di Balaam, a mons. Montini quello che stava per capitare nei vostri riguardi: "Voi volete impedirgli di fare ciò che sa fare e fa mirabilmente" - gli ho detto in Vaticano - prima che fosse Paolo VI; "Così come io lo conosco, sono sicuro che egli farà un'altra cosa in cui forse non troveremo solo dei motivi di consenso"".

Chi scrive ebbe la felice ventura di lavorare sotto la guida di padre Chenu alla tesi I misteri della vita di Cristo in Tommaso d'Aquino: "Un tema molto opportuno e molto fecondo - mi scriveva il 19 dicembre 1959 - per entrare nella conoscenza della teologia medievale". Da quell'occasione nacque con lui un'affettuosa amicizia, che durerà dal 1959 alla vigilia della morte, e sarà alimentata da incontri al convento domenicano di Saint-Jacques di Parigi, mostrandosi preziosa soprattutto per l'incoraggiamento e per il sostegno alle diverse ricerche che avrei condotto sia su san Tommaso, sia sui teologi scolastici del secolo XIII, in cui sono proseguiti gli stessi studi di Chenu sulla teologia come scienza.

Ma quell'amicizia ebbe altri frutti, come: un lungo epistolario accuratamente conservato, il dono di una gran quantità di suoi manoscritti e una collaborazione, che trovò forma e spazio nella Biblioteca di Cultura Medievale presso l'editrice Jaca Book. In tale Biblioteca apparvero diverse opere di Chenu - Il risveglio della coscienza nella civiltà medievale; La teologia come scienza nel XIII secolo; La teologia nel XII secolo (e prossimamente l'Introduzione allo studio di san Tommaso d'Aquino) - precedute da sue prefazioni. Né sono mancati contributi appositamente redatti per il pubblico italiano.

Passando tra le mani di Chenu, gli antichi testi, sia di Tommaso sia di altri autori medievali, si ravvivavano e diventavano irresistibilmente attraenti, mostrando quanto nel medioevo la ragione abbia criticamente pensato la fede e quanto la fede abbia promosso e liberato la ragione. Per ciò Chenu resta ancora un grande maestro.

(©L'Osservatore Romano - 11 febbraio 2010)