Monday, May 3, 2010

Un domenicano a Camaldoli


Ricordo di padre Mariano Cordovani, O.P, primo teologo della Casa pontificia.

Articolo di Giulio Alfano, Presidente Emerito del Terz'Ordine Domenicano d'Italia e Malta.

Il 5 aprile di sessant'anni fa moriva il domenicano Mariano Cordovani, maestro del Sacro Palazzo Apostolico e primo teologo della Casa pontificia o, come si diceva allora, della Segreteria di Stato, collaboratore per molti anni de "L'Osservatore Romano".

Padre Mariano - al secolo Felice Cordovani - era nato il 25 febbraio 1883 a Serravalle Casentino vicino ad Arezzo. Sacerdote nel 1906, era entrato nell'ordine dei predicatori a 16 anni. Lettore di sacra Teologia al collegio di San Tommaso nel convento romano di Santa Maria sopra Minerva, nel 1912 fu nominato docente di filosofia all'Angelicum dove restò fino al 1921, Fu poi docente di Teologia all'Università Cattolica del Sacro Cuore per decisione di Benedetto xv. Rimase a Milano fino al 1927 pubblicando la trilogia Il Salvatore; Il Santificatore; Il Rivelatore; ancora oggi fondamentali studi di dottrina teologica. Fu in seguito nominato rettore e docente di Teologia dommatica e sacra predicazione all'Angelicum, restandoci fino al 1934. L'anno precedente era stato anche nominato libero docente presso l'università di Firenze, primo religioso a insegnare in un ateneo statale dal 1870.

Dal 1935 per breve periodo fu priore della Provincia Romana, mandato presto interrotto per la nomina, voluta da Pio xi, di Maestro del Sacro Palazzo, carica mantenuta fino alla morte. Nemmeno allora però rinunciò all'insegnamento, fedele al motto tomista Contemplata aliis tradere. Fu così professore anche al magistero Maria Santissima Assunta (oggi Libera Università Maria Santissima Assunta) di cui fu tra i primi docenti. Era assai legato alla fondatrice dell'Unione di Santa Caterina, madre Luigia Tincani (1889-1976) - che dell'istituto universitario fu fondatrice nel 1939 - così come a tutte le sue consorelle, definite da Pio xi "Missionarie della Scuola". Cordovani partecipò anche alle stesure delle più importanti encicliche di quel periodo, come la Divini Redemptoris (1937), alla quale fece da corollario il suo volumetto Appunti sul comunismo moderno. Anche Pio xii volle poi nominarlo motu proprio Teologo della Segreteria di Stato, nomina ad personam, inusitata e senza precedenti nella storia della Chiesa.

Cordovani fu interlocutore attento ed efficace di molti ambienti, non solo cattolici: si distingueva, infatti, per l'impegno nello studio delle fonti filosofiche dantesche, diventando in anni di acceso anticlericalismo, come quelli tra il 1912 e il 1920, ospite di importanti convegni letterari promossi da Bruno Nardi, e fu anche interlocutore di Giorgio Del Vecchio, grande giurista nonché massimo rappresentante della filosofia del diritto in campo laico negli anni Trenta.
La modernità di Cordovani, che spazia dall'etica alla politica, dal diritto alla teologia fino alla letteratura, risalta nell'analisi dei rapporti tra Stato e società. La famosa definizione tomista Ad popolum pertinet electio principuum sarebbe stata da lui attualizzata nei difficili anni del secondo dopoguerra, dopo che Pio xii - ancora in pieno conflitto: nel famoso radiomessaggio del Natale 1942 - aveva posto di nuovo la questione. In quegli anni tragici, quando ormai le maglie del regime fascista andavano rapidamente sfaldandosi, Cordovani, attivissimo protagonista anche del dibattito sociale, si occupava in un articolo del 1943 su "L'Osservatore Romano" - intitolato Il cittadino e la società - del ruolo sociale che il cattolicesimo avrebbe potuto e dovuto svolgere. L'analisi era chiarissima: richiamare ai doveri pubblici i cattolici nell'ora del dolore. Non a caso egli fu tra gli ispiratori, con monsignor Giovanni Battista Montini, del celebre convegno di Camaldoli del luglio 1943, da cui nacque l'omonimo Codice sull'economia mista che avrebbe ispirato tante fulgide intelligenze della futura Italia democratica. A Cordovani stava a cuore il "Progetto uomo", vale a dire, anticipando il messaggio conciliare, l'incontro con la ricchezza diversificata di ogni creatura che il Signore ha posto in questo mondo. E in ciò evidenziava come l'insegnamento tomista fosse la base dell'incontro armonico tra il senso critico e la coerenza di vita, rispettando i diritti della Rivelazione e della ragione.

Tommaso, per padre Mariano, privilegia le finalità soprannaturali dell'uomo, ma non accoglie totalmente la filosofia aristotelica per la quale solo lo Stato deve soddisfare i bisogni umani, poiché l'uomo ha un posto ben preciso nella concezione della Provvidenza, e una propria essenza fissa sulla quale si devono fondare la necessità e la giustificazione dello Stato, che va realizzato come strumento con cui il Creatore conduce gli uomini ad debitum finem. In tal modo Cordovani contribuisce a far comprendere come l'autorità, anche oggi in crisi verticale, non debba considerarsi un presupposto, bensì un risultato; e si radichi nei modi di una concreta condivisione.

Da teologo, e attento filosofo, egli ci aiuta a capire inoltre che l'autorità diventa condizione della democrazia che si manifesta come autentico terreno di coltura dell'autorità stessa, esprimendo l'una e l'altra, una modalità della libertà, ed evitando quel condiscendente conformismo che spesso sa di rinunciatario nichilismo. Cordovani ci insegna come Dio abbia tanto rispetto della libertà dell'uomo, che prima di entrare nella sua storia, per salvarlo, gli chiede addirittura il permesso in quanto è al libero assenso di una donna che Dio si affida.
La dottrina teologica del "bene comune" che qualifica come valore primario di una società umana la convivenza pacifica e ordinata sull'affermazione di valori particolari è la sintesi migliore del messaggio di attualità tomistica che Cordovani ci ha lasciato.


(©L'Osservatore Romano - 1 ° maggio 2010)