Saturday, December 11, 2010

Santa Sede e Ucraina e le sfide della fede nel continente


"Santa Sede e Ucraina: per un'Europa cristiana" è il tema del convegno che si tiene venerdì a Roma presso la Pontificia Università San Tommaso d'Aquino, promosso dall'Ambasciata di Ucraina presso la Santa Sede e dalla Facoltà di Scienze Sociali dell'Angelicum. Pubblichiamo di seguito ampi stralci dell'intervento del cardinale prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali.


Collaborazione di tutti i cristiani per una nuova evangelizzazione

di Leonardo Sandri

La tradizione vuole che l'apostolo Andrea abbia predicato il Vangelo nella regione del Mar Nero. Furono però prevalentemente i missionari di Costantinopoli a introdurre il cristianesimo in Ucraina. Così, nel 988, il principe Vladimiro accettò la fede cristiana e promosse la conversione definitiva, degli abitanti della Rus' di Kiev. Il Battesimo fu un momento fondamentale per l'identità cristiana e culturale di quei popoli, con un valore particolare derivante dal fatto che Roma e Costantinopoli erano unite nella piena comunione. Mille anni dopo, nel 1988, la Chiesa che è in Ucraina, sia di rito bizantino ucraino che latino, non poté celebrare l'avvenimento in una piena libertà religiosa. La Chiesa greco-cattolica fu in grado di festeggiarlo solo nella diaspora, a causa della perdurante clandestinità in patria.

Le dimensioni della tragedia che ha gravemente colpito la vita religiosa in Ucraina durante il xx secolo furono immani. Purtroppo la liberazione dal nazismo non segnò la liberazione dal regime comunista, che continuò a calpestare i diritti umani, deportando cittadini, perseguitando i credenti, tentando di cancellare l'idea stessa di libertà e di indipendenza nella coscienza del popolo. L'avere rinnegato Dio non ha reso più libero l'uomo, lo ha esposto alla schiavitù. Diversi milioni di persone hanno subìto una morte violenta in quell'epoca di terrore e persecuzione. La guerra alla religione era l'ideologia del regime comunista. Gli edifici ecclesiastici furono distrutti e profanati. Sacerdoti e fedeli cattolici e ortodossi vennero fucilati o arrestati e deportati. La Chiesa fu costretta a ridiscendere nelle catacombe.

La grande svolta del 1989 ha permesso all'Ucraina di riacquistare la libertà e la sovranità. Caduto il regime sovietico e ottenuta l'indipendenza, nel 1991 la Chiesa in Ucraina ha cominciato a ricostituire la propria presenza pastorale. Giovanni Paolo II ha sempre seguito con affetto il cammino di questa Chiesa: nel 1988 volle celebrare il Millennio del Battesimo della Rus', nel 1996 ha commemorato il 4° centenario e i 350 anni delle Unioni di Brest e di Uzhorod che segnarono il ristabilimento della comunione piena con Pietro dei vescovi della Metropolia di Kyiv e dell'Eparchia di Mukadevo. Ma il degno coronamento delle celebrazioni del Battesimo della Rus' è il viaggio pastorale che Giovanni Paolo II compie in Ucraina, a Kiev e a Lviv, nel 2001. Il Papa va in Ucraina per confermare i suoi fratelli nella fede e per rendere omaggio alla perseveranza e al coraggio dei cattolici che hanno seguito l'esempio dei loro pastori: i Metropoliti Sheptytskyi e Slipyj, eroici testimoni non solo dei diritti della fede, ma anche della coscienza umana. Per la prima volta si celebra il rito della Beatificazione in terra ucraina, e per la prima volta la Beatificazione, secondo il rito latino, viene celebrata all'interno di una liturgia orientale. Le Beatificazioni permettono ai fedeli della Chiesa che è in Ucraina di sperimentare la gioia di celebrare la fede in Cristo, nella santità di 30 suoi figli, di cui 27 martiri, eroici testimoni della fedeltà a Dio in un'epoca di persecuzione. Questi beati sono i simboli di una moltitudine immensa di uomini e donne che sono rimasti fedeli a Dio fino al sacrificio della loro vita.

Crocevia tra l'Occidente e l'Oriente dell'Europa, qui in terra ucraina si sono incontrate le due grandi tradizioni cristiane, quella bizantina e quella latina, trovando favorevole accoglienza. Non sono mancate tensioni e difficoltà, ma oggi si fa strada la disponibilità alla condivisione. Anche il dialogo ecumenico tra cattolici e ortodossi è in corso. Vi sono storie di persone, educate in ambienti atei, che hanno scoperto la fede. L'evangelizzazione dell'Ucraina è una missione che supera le forze di una sola Chiesa. Tutti i cristiani sono chiamati a collaborare alla nuova evangelizzazione. Occorre superare barriere e diffidenze per edificare insieme un Paese armonioso e pacifico, attingendo alle fonti della comune fede cristiana. È il cristianesimo che ha ispirato i maggiori uomini di cultura e di arte ucraini, e ha alimentato le radici morali, spirituali e sociali di questo Paese. L'Ucraina è uno Stato giovane, ma al tempo stesso una Nazione antica nel cuore dell'Europa. Kiev è la culla degli antichi Slavi e della cultura ucraina, permeata di fermenti cristiani. Il Vangelo ne ha plasmato la vita, la cultura e le istituzioni, per cui oggi è grande la responsabilità dell'Ucraina nel comprendere, difendere e promuovere la propria eredità cristiana.

Nel 1992 sono state stabilite le relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Repubblica di Ucraina. Queste relazioni costituiscono la continuazione del dialogo iniziato nel 1919 e forzatamente interrotto. Nonostante fossero perseguitati, oppressi, privati dei propri pastori da un apparato statale ideologico e disumano, i credenti in Cristo dell'Ucraina sono rimasti fedeli all'eredità spirituale della principessa Olga e del nipote Vladimiro, quando il Battesimo da essi accolto si manifestò come "elemento decisivo per quel progresso civile e umano, che tanta importanza riveste per l'esistenza e per lo sviluppo di ogni Nazione e di ogni Stato". Sono le parole che l'amato Giovanni Paolo II ha scritto nella lettera apostolica Euntes in mundum in occasione del Millennio del Battesimo della Rus' di Kyiv. Le relazioni diplomatiche affondano le radici nella tradizione religiosa del popolo ucraino che, dai tempi di san Vladimiro, non ha mai interrotto i rapporti con la sede di Pietro. Le relazioni dirette tra la Santa Sede e l'antico principato di Kyiv cominciarono proprio allora, perché "Viadimiro - leggiamo nella lettera Euntes in mundum - avvertiva che c'era questa unità della Chiesa e dell'Europa e perciò intrattenne rapporti non solo con Costantinopoli, ma anche con l'Occidente e con Roma".
A ragione, dunque, il popolo ucraino si sente parte dell'Europa e desidera tessere un rapporto intenso con le altre Nazioni del Continente. La Santa Sede ritiene che tali legittime aspirazioni meritino di essere attentamente considerate, perché utili per il progetto della collaborazione europea. L'Ucraina potrà meglio assolvere alla sua missione di incontro fra popoli e culture differenti, se manterrà intatta la propria peculiare fisionomia di punto di confronto e interscambio tra Oriente ed Occidente.

Il popolo ucraino è impegnato con tenacia in un'opera di coraggiosa ricostruzione sociale e spirituale. La comunità internazionale non può che apprezzare i successi ottenuti nel consolidare la pace e nel risolvere le tensioni regionali. Nel preambolo della Costituzione dell'Ucraina è ricordata ai cittadini "la responsabilità davanti a Dio", che deve tradursi in un impegno di amore e comprensione dell'uomo, cercando per lui le strade adatte a farlo uscire dai vicoli ciechi dell'intransigenza e dell'odio. È un appello che rivolgo soprattutto ai giovani perché sappiano conservare inalterato questo patrimonio di civiltà. È soprattutto loro compito quello di ricostruire i tre pilastri di ogni civiltà autenticamente umana: il riconoscimento dell'autorità divina o primato di Dio, dalla quale scaturiscono gli irrinunciabili orientamenti morali della vita; il rispetto per la dignità della persona, creata ad immagine e somiglianza di Dio, il dovere, infine, di esercitare il potere a servizio di ogni membro della società senza eccezioni, cominciando dai più deboli e indifesi.

(©L'Osservatore Romano - 11 dicembre 2010)