Wednesday, October 22, 2014

Omelia del P. Mascari per l'apertura del nuovo anno accademico 2014-2015



Forse i vostri professori non vorranno sentire quello che sto per dire, ma una vita fatta di studi, a volte, può diventare come errare in una valle di aride ossa: ci saranno momenti in cui i libri che state leggendo o le lezioni dei vostri professori sembreranno privi di sostanza, poco stimolanti, momenti in cui le vostre menti saranno altrove, in qualunque altro luogo fuorché sui vostri libri, sui vostri studi.

Nell’Ordine dei Predicatori lo studio è visto in effetti, come una forma di ascetismo, un lavoro di grande impegno che richiede disciplina ed abnegazione. Al tempo stesso, però, dietro lo studio Domenicano c’è molto di più di un lavoro monotono e faticoso. 

Mi ricordo, ad esempio, che molti anni fa, quando ero anche io uno studente e avevo appena incominciato lo studio sulla Trinità nella Summa, dall’articolo 27mo al 42mo della Prima Pars, un compagno di classe cominciò a piangere dopo aver letto la Questione 28 sulle Relazioni Divine. Feci un cenno del capo per esprimere la mia compassione e gli dissi: “Sì, Sì, ti capisco. Questo testo è veramente difficile”, ma lui rispose: “No, tu non capisci affatto”. “Piangevo perché nelle pagine che stavamo leggendo ho incontrato Dio in maniera così intensa come mai nella mia vita!” Ho scoperto qualcosa su Nostro Signore, qualcosa di così santo, prezioso e meraviglioso che non potevo fare a meno di piangere. Le lacrime sono venute da sole”. “Figlio dell'uomo, potranno queste ossa rivivere?”. “Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete.” Cari fratelli e sorelle, questa è l’esperienza reale che ha provato il mio compagno di classe. 

Nei momenti di difficoltà, di sfida e, a volte, nell’apparente aridità del mero studio o nella quotidiana esperienza del patimento che San Paolo compara a quello della nascita di un bambino, qualcosa di straordinario potrebbe avvenire quando facciamo del nostro studio una preghiera: lo Spirito Santo potrebbe poggiarsi su di noi in un atto di completa donazione, trasformando il nostro lavoro intellettuale in fonti di vita e di grazia. Allora, i nostri libri, le nostre carte, le nostre lezioni si eleverebbero dalla polvere della terra come una moltitudine di testimoni di Cristo, forte, sicura e bella che ci condurrebbe al Tutt’uno che è Bellezza, Bontà e Verità. Attraverso il nostro studio e con l’aiuto dello Spirito Santo, possiamo ricevere il più grande dono di Dio: il dono della Sapienza.

Per San Tommaso d’Aquino, la Sapienza è il dono divino che permette alle nostre menti di essere unite a Dio, affinché possiamo sentire la nostra appartenenza divina in Lui. Come Cristiani, sappiamo che l’obiettivo della vita Cristiana è quello di poter godere della visione di Dio. E’ questa la condizione a cui noi cristiani aneliamo: godere della visione di Dio ed essere uniti a Colui che vedremo ed è questa la vera Contemplazione: poter godere della Sua visione ma al tempo stesso, appartenerGli.

In tal senso, la contemplazione è paragonabile all’Amore. Quando amiamo qualcuno, desideriamo l’unione e l’appartenenza alla persona che amiamo. E lo stesso vale per lo Spirito Santo, il quale innalza le nostre volontà per mezzo della virtù della carità affinché possiamo diventare amici di Dio, ed innalza il nostro intelletto attraverso il dono della Sapienza affinché un giorno possiamo essere uniti a Colui che vediamo. E’ questa quindi la nostra speranza, la speranza dell’Ordine dei Predicatori, la speranza dei professori, e la speranza di questa università.

E allora, all’inizio di questo nuovo anno accademico 2014-2015, preghiamo perché lo Spirito Santo possa soffiare nella nostra Università, la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino. Preghiamo perché lo Spirito Santo soffi in ognuno dei nostri cuori, affinché nei momenti di necessità, di difficoltà e soprattutto nei momenti di aridità che potrebbero verificarsi durante il vostro percorso di studi, anche voi possiate provare l’esperienza dell’incontro con Dio che trasformi il vostro lavoro in un momento di grazia. Preghiamo per il dono della Sapienza, perché possiamo attingere profondamente da essa e come Gesù ci dice oggi nel Vangelo, accogliamo il suo invito di preghiera per godere almeno di uno scorcio della bellezza di Dio, per essere catturati dal suo amore e perché per mezzo del nostro studio possiamo diventare così uniti a Colui che amiamo da non poter fare a meno di proclamarLo con fervore, con grazia e con gioia. Amen.

P. Michael Mascari, O.P.
Socio del Maestro dell'Ordine per la vita intellettuale